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Japanese figure skating star Rika Kihira to miss Grand Prix season with stress fracture in ankle

Four-time Grand Prix series medalist Rika Kihira will miss the upcoming figure skating season because of a stress fracture in her right ankle that has not fully healed, the Japanese star announced Wednesday.




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IOC candidate Samaranch urges European lawmakers to invest in sport as a public health policy

IOC presidential candidate Juan Antonio Samaranch Jr. has urged European lawmakers to regard investing in sport as a public health policy in his first keynote speech of a six-month Olympic leadership campaign.




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Biden: Olympians represented 'the very best of America'

Declaring the U.S. the "greatest sports nation in the history of the world," President Joe Biden welcomed U.S. Olympians and Paralympians at the White House on Monday to recognize their achievement in this summer's Games in Paris.




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Sebastian Coe says his run to be IOC president might not be such a longshot after all

He's been tough on Russia, led the charge to put prize money in the pockets of athletes and pushed for a definitive but much-derided resolution in the longstanding debate over transgender athletes.




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Russian Olympic Committee president to step down. Neutral athletes competed at Paris Games

The president of the suspended Russian Olympic Committee said Tuesday he plans to step down after six years in charge.




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Doping ban reduced for German hockey player who won Olympic silver medal

Yannic Seidenberg, who won the silver medal with the German men's hockey team at the 2018 Olympics, has had his doping ban cut by 18 months.




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That's flippin' amazing! Figure skating Grand Prix season begins with backflips no longer banned

American figure skater Ilia Malinin has been doing gymnastics off the ice much of his life, one of the many reasons why he can so effortlessly land the dazzling quadruple jumps that made him a world champion at just 19 years old last March.




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USA Track and Field will bring U.S. Paralympics track and field program under its roof in January

USA Track and Field is bringing the U.S. Paralympics Track & Field program in-house beginning Jan. 1 as part of a partnership that will unite all of its athletes under one roof.




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Olympic medalist race walker Koki Ikeda of Japan suspended in doping investigation

Olympic silver medalist race walker Koki Ikeda of Japan has been provisionally banned for suspected blood doping, track and field's Athletics Integrity Unit said on Friday.




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Canada Soccer Association said Olympics drone-spying scandal was not an isolated misstep

The Canadian Soccer Association says an independent review confirmed the Paris Olympics drone-spying scandal was not an isolated misstep.




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FIFA and IOC hold different track records with Trump ahead of World Cup and Olympics in U.S.

The two biggest events in world sports are coming to America. And if President-elect Donald Trump is not thinking about them yet, organizers of the 2026 World Cup and 2028 Los Angeles Olympics certainly are.




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Federal judge blocks state law ordering Ten Commandments to be displayed in classrooms

A federal judge on Tuesday temporarily blocked a state law that would require classrooms in Louisiana to post the Ten Commandments starting in January.




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British writer Samantha Harvey's novel 'Orbital' wins the Booker Prize for fiction

British writer Samantha Harvey won the Booker Prize for fiction on Tuesday with "Orbital," a short, wonder-filled novel set aboard the International Space Station.




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Democrats for Life wins 97% of endorsed elections in rebuke to party's abortion stance

Democrats for Life of America said Tuesday that 97% of its endorsed candidates won their races in last week's election, which raises the question: Is there such a thing as a pro-life Democrat?




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Trump picks Ratcliffe for CIA, Hegseth for Defense and Musk for new agency to cut waste

President-elect Donald Trump showed his intention to shake up the federal government Tuesday by naming former Director of National Intelligence John Ratcliffe to lead the CIA, Elon Musk to head a new department to cut waste and regulations, and the unexpected choice of military reservist and Fox News figure Pete Hegseth to serve as Defense Secretary.










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CONSENTITE AI CATALANI DI VOTARE

Questo è il manifesto firmato da 6 premi Nobel e altre 50 personalità come Yoko Ono Lennon, Peter Gabriel, Andrea Camilleri, Éric Cantonà.
 
Foto: Andrea Camilleri



LETCATALANSVOTE.ORG
 
24-07-2017.-
 
Una grande maggioranza di catalani ha manifestato, ripetutamente e in diverse forme, il desiderio di esercitare il diritto democratico a votare sul proprio futuro politico.

Questa ferma richiesta di votare discende da una lunga serie di contrasti tra i governi di Catalogna e di Spagna sul grado di autonomia culturale, politica e finanziaria che deve essere garantita ai catalani, nonostante i numerosi tentativi di giungere ad una soluzione accettabile condivisa.
Come dimostrano i precedenti del Québec e della Scozia, il modo migliore di risolvere i legittimi contrasti interni è il ricorso agli strumenti della democrazia.

Impedire ai catalani di votare appare in contrasto con i principi ispiratori delle società democratiche.

Pertanto, rivolgiamo un appello al governo spagnolo e alle altre istituzioni statali, così come alle omologhe istituzioni catalane, a lavorare congiuntamente per far sì che la cittadinanza catalana possa votare sul proprio futuro politico e affinché successivamente, sulla base del risultato, si aprano negoziati secondo il principio di buona fede.
 




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La questione catalana è una questione politica europea

Lo scontro tra Madrid e Barcelona è al suo culmine: i catalani vanno avanti verso il referendum del 1° ottobre mentre Madrid promette che la consulta «non si celebrerà». All'orizzonte un conflitto ancora più fosco, dove tutto è possibile, che fa sorgere più di qualche domanda




IL SOLE 24 ORE


di ALESSANDRO GIBERTI

12.09.2017
 

 Le forze politiche dormienti di Madrid si sono accorte ieri l’altro che la Catalunya vuole decidere se dividersi dal resto di Spagna.

Dopo l’approvazione ufficiale per parte catalana del referendum del 1° ottobre prossimo (1-O) e l’immediata sua sospensione da parte del tribunale Costituzionale di Madrid, sono arrivate le denunce dalla Procura generale per il presidente della Generalitat de Catalunya Carles Puigdemont e tutti i membri del suo Governo e per la presidente del Parlamento catalano Carme Forcadell. I catalani hanno tirato dritto approvando la “Ley de Transitorietad”, con la quale si fissano i termini della cosiddetta “disconnessione” della Catalunya dal Regno di Spagna e le basi della successiva fondazione della Repubblica catalana in caso di vittoria del sì al referendum. In mezzo abbiamo visto tentativi di sequestri da parte della Guardia Civil spagnola di urne e schede elettorali dell’1-O con irruzioni in tipografie e stamperie considerate “vicine” al Governo catalano e la solita imponente Diada di ieri, che sarebbe la festa nazionale catalana, cioè di tutti i catalani, ma che è ormai interamente consacrata alle ragioni del referendum.

Lasciando perdere la cronaca – al momento non si sa nemmeno se si voterà, figurarsi con quali garanzie e in quale clima – quel che importa è capire se quello che sta succedendo tra Madrid e Barcelona sia ancora circoscrivibile in termini di scontro politico locale o se sia legittimo chiedersi se questa vicenda catalana non sia un po’ più larga, ovvero se non sia una questione che intacchi i principi democratici generali, ovvero se non sia una questione politica europea.

Dovessimo trattare la vicenda dal primo punto di vista, non ci sarebbero dubbi: forzando la mano, Barcelona sta minacciando l’ordine costituzionale di un Paese membro dell’Unione europea. Di conseguenza le ragioni di Madrid prevarrebbero su quelle catalane e lo Stato spagnolo sarebbe pienamente autorizzato a contrastare, da ogni punto di vista, le minacce al proprio ordine costituito.

Però il milione di persone scese in piazza ieri a Barcelona, per la sesta Diada multitudinaria consecutiva (fino al 2011 a celebrare la giornata della Catalunya erano sì e no 15mila persone), non sono figlie del caso. Non credo si possa più fingere che piazza e Governo non siano originate dal medesimo movimento politico-ideale, maggioritario in Catalunya, che chiede a gran voce di essere ascoltato: quello del “derecho a decidir”, cioè del voto.
 
Il problema qui è far calare il costituzionalismo sull’80 per cento dei catalani favorevoli al voto – queste le stime – come fosse l’ultima istanza di una traiettoria che ha viste esplorate tutte le altre opzioni possibili. Ma non è così: ci sono stati anni di sviluppi politico-elettorali e infinite possibilità di mettere in marcia risposte che avrebbero attutito il colpo e magari anche indirizzato il procés fuori dal vicolo cieco referendario, ma si è deciso di non fare nulla che non fosse frustrare le aspirazioni di un’intera comunità politica, fino farla diventare maggioritaria.

Ora le forze politiche dormienti di Madrid si sono messe a parlare nientemeno che di “colpo di Stato”. Un colpo di Stato passato attraverso elezioni “autonomiche” (regionali), elezioni politiche nazionali e un referendum ancorché fake. Siamo di fronte a una nuova fattispecie dottrinale: il colpo di Stato a suon di voti.

Solo pochi giorni fa, Mariano Rajoy ha dichiarato, testuale, che la «Spagna è un Paese che vive in pace da più di 40 anni». Non stupisce quindi che la questione catalana sia la peggiore gestione di un problema interno che si ricordi da quella di Eta, esattamente nei supposti quarant’anni di pace. Con «nessuno poteva immaginare di assistere a uno spettacolo così antidemocratico», vale a dire l’approvazione in un Parlamento – in un Parlamento! – di una legge ancorché contraria alla Costituzione e la successiva puntualizzazione che «in Spagna si può essere indipendentisti o qualsiasi altra cosa, quel che non si può fare è conseguirlo», Rajoy ha ridotto in un colpo solo popolo sovrano e principio democratico a forme di passatempi non cogenti. La supposta “perversione antidemocratica” del Parlamento di Catalunya, nel quale a dare «grande prova di democrazia» è una minoranza che abbandona l’emiciclo è l’ultimo ribaltamento della realtà operata da Madrid in tutta la storia recente della questione catalana. L’Aventino non può diventare il metro di giudizio ufficiale dello stato di salute di una democrazia parlamentare. Se ogni qual volta una minoranza – e la minoranza happens all the time – prende ed esce dall’aula parliamo di deficit di democrazia che ce ne facciamo del fondamento della democrazia rappresentativa e cioè del principio di maggioranza?

La risposta all’80 per cento dei catalani che chiede di votare non può più essere esclusivamente giuridica: deve essere politica. Siamo arrivati troppo in là perché si chiuda il becco a un’intera comunità brandendo solo la Carta fondamentale. Non perché non si possa, ovvio che si possa, ma perché non funziona. E non funziona perché le democrazie non funzionano contro la volontà maggioritaria di una comunità politica.
 
Pur non condividendo le forzature di leggi, norme e regolamenti, e riconoscendo che l’inflazionatissimo “principio di auto-determinazione dei popoli” poco c’entri in questa questione, non dimentichiamoci che siamo europei, siamo occidentali e siamo democratici. Da questa parte di mondo facciamo parlare le persone. Se l’80 per cento di un popolo vuole parlare, deve poterlo fare. Se l’idea è quella di mettere a tacere 7 milioni di persone tre settimane prima del momento culminante di una vicenda politica lunga un decennio semplicemente perché si è deciso di ignorarne l’esistenza fino all’altro ieri non si può in tutta onestà fingere che la cosa appartenga alla normale dialettica democratica (lasciando perdere in questa sede le ragioni storiche: la Generalitat è un’istituzione politica del XIV secolo, precedente a qualsiasi idea di comunità politica spagnola).

Infine, davanti a «il referendum non si celebrerà» e «la democrazia risponderà con fermezza» ripetendo più volte «senza rinunciare a nulla», qual è il sottotesto democratico delle parole di Rajoy? Fino a che punto possiamo spingere l’immaginazione? Se i dirigenti politici catalani venissero condannati (già successo), inabilitati (già successo) e magari anche incarcerati (ancora no, ma è tecnicamente possibile) che cosa dovremmo fare come europei? L’esistenza di prigionieri politici in un Paese membro è conforme ai principi della Ue? È più grave la persecuzione politica o il mutamento democratico di un ordinamento? La legge sta sopra il popolo o emana dal popolo? Siamo sicuri che la questione catalana sia una questione meramente spagnola?
 
 
 
 




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Catalogna. Gli indipendentisti ancora in carcere. La Spagna torna al Franchismo?

FARO DI ROMA
10-03-2018

Mario Castellano

 
Le ultime notizie dalla Catalogna riferiscono che neanche la sessione del Parlamento della Generalità programmata per lunedì prossimo eleggerà il nuovo Presidente, destinato a succedere a Puigdemont.

E’ tuttavia importante considerare la candidatura avanzata dalla maggioranza indipendentista: si tratta di Jordi Sanchez, capo di uno dei due movimenti sorti nella società civile che, affiancando i Partiti favorevoli all’autodeterminazione, sono stati protagonisti della mobilitazione popolare culminata nel referendum dello scorso 1 dicembre.

Sanchez si trova in prigione a Madrid, privato della libertà e per giunta deportato in uno Stato straniero che occupa ed opprime il suo Paese.
La sua posizione dal punto di vista penale è inoltre diversa da quella del Presidente Puigdemont, e dei suoi Ministri, sia in esilio, sia incarcerati in Spagna.

Mentre infatti questi ultimi, dal punto di vista delle Autorità di Madrid, avrebbero attentato alla integrità territoriale dello Stato, Sanchez è responsabile soltanto di un delitto di opinione, consistente nell’aver sostenuto il diritto dei Catalani all’autodeterminazione.

Permane dunque, ed anzi si aggrava, la situazione aberrante determinata dall’emissione dei mandati di cattura contro i dirigenti indipendentisti: per la prima volta dopo la Seconda Guerra Mondiale – e per quanto riguarda i Paesi Iberici dopo la fine delle dittature franchista e salazarista tra il 1974 ed il 1975 – in Europa Occidentale vengono private della libertà alcuni cittadini che non hanno commesso nessuna azione violenta, limitandosi a svolgere una attività politica considerata altrove perfettamente legale.

Anche ammesso che l’indizione del referendum, l’accoglimento dei suoi risultati e la proclamazione dell’Indipendenza risultassero degli atti legislativi ed amministrativi illegittimi, ciò non determina di per sé – in un uno Stato di Diritto – alcuna responsabilità penale a carico delle persone fisiche incorporate negli organi di un Ente Pubblico che li hanno adottati.

Per giunta, le Autorità di Madrid ritengono che tali atti non siano annullabili, bensì nulli, in quanto esorbitano – secondo la loro opinione – dall’insieme delle competenze dei soggetti di Diritto Pubblico.

Qui si rivela una contraddizione manifesta nella posizione degli organi dello Stato spagnolo: mentre un atto illegittimo produce i propri effetti fino a quando viene deciso il suo annullamento, un atto nullo non produce – per definizione – nessun effetto giuridico.

E’ naturalmente possibile che l’emanazione di un atto amministrativo determini la consumazione di un reato, ma la violazione della legge penale in tanto sussiste in quanto precisamente la situazione giuridica è stata modificata, il che però non avviene nel caso di un atto nullo.

In conclusione, dunque, delle due l’una: se l’atto emanato dagli organi della Generalità è nullo, non si può configurare nessun reato; se invece sussiste una responsabilità penale, ciò significa che l’atto ha prodotto degli effetti giuridici.

In tal caso, però, l’indipendenza della Catalogna verrebbe paradossalmente riconosciuta dagli organi giurisdizionali dello Stato spagnolo.
Gli indipendentisti di Barcellona sono comunque impegnati con Madrid – come abbiamo già scritto – in un braccio di ferro che durerà molto a lungo, dando luogo ad un contenzioso giuridico che coinvolge altri Stati.

Abbiamo già scritto che la Catalogna ha vinto un’importante battaglia giudiziaria, ingaggiata nel Belgio, dove Puigdemont è riparato con una parte dei suoi Ministri dopo essere stato colpito da un mandato di cattura internazionale emesso dall’Autorità Giudiziaria spagnola.

L’esecuzione di tale atto da parte di uno Stato straniero di tale deve essere decisa dalla sua Autorità Giudiziaria, che deve semplicemente valutare se il reato imputato alla persona colpita dal mandato di cattura è considerato tale anche in base alle proprie norme.

E’ chiaro che a questo punto Puigdemont rischiava di essere estradato, non potendo in alcun caso i Giudici belgi valutare nel merito la sua asserita responsabilità penale.

Gli Avvocati fiamminghi del Presidente della Generalità, i quali non avevano nella vicenda giudiziaria soltanto un interesse professionale, ma erano anche intenzionati ad asserire la piena legalità e la piena legittimità di una eventuale dichiarazione di indipendenza delle Fiandre, hanno compiuto a questo punto una mossa vincente, consistente nel presentare domanda di asilo politico al Belgio.

L’esame di questa istanza non spetta all’Autorità Giudiziaria, bensì agli organi del Potere Esecutivo, benché l’interessato possa impugnare il suo rigetto davanti alla Giurisdizione Amministrativa.

L’asilo politico, in base alle Convenzioni Internazionali sottoscritte dal Belgio, viene concesso anche alle persone ricercate dalla Giustizia del Paese di origine se la loro condanna in sede penale, ovvero il provvedimento restrittivo della libertà personale, risultano determinati anche parzialmente da motivazioni politiche.

Per evitare che le Autorità di Bruxelles accertassero la sussistenza di tale tale situazione, la Spagna ha ritirato il mandato di cattura internazionale, non solo subendo una umiliazione in Europa, ma anche riconoscendo implicitamente che Puigdemont era un perseguitato politico.

Questo riporta il Paese iberico alla condizione in cui si trovava al tempo di Franco, quando era tenuto fuori dalla porta dell’Europa. Il cammino iniziato con la morte del “Caudillo” subisce dunque una regressione preoccupante.

Ora, con la prospettata elezione di Sanchez alla Presidenza della Generalità, i Catalani hanno intrapreso una nuova battaglia giuridica.
Se l’esponente della società civile viene scarcerato, la Spagna ammette implicitamente che egli è un Capo di Stato: ciò non significa di per sé riconoscere l’Indipendenza della Catalogna quale soggetto di Diritto Internazionale, ma si ammette che la Generalità è un soggetto membro di una Confederazione, vale a dire uno Stato.

Ammettendo il principio per cui la Spagna è una Confederazione, affermato dal Re Juan Carlos in moltissimi discorsi ufficiali, si riconosce implicitamente il diritto della Generalità di sciogliere i suoi vincoli con Madrid.

Qualora invece Sanchez fosse trattenuto in prigione, verrebbe impedita la normale attività di un soggetto di Diritto Pubblico, e in tal caso, la Spagna non potrebbe più essere considerata uno Stato di Diritto.

Dal punto di vista politico, si deve riconoscere che i Catalani stanno giocando molto bene la loro partita: in primo luogo, la dichiarazione di sovranità adottata a suo tempo dal Parlamento di Barcellona non è mai stata ritrattata, ed inoltre la Generalità tratta alla pari con la Spagna in qualità di Stato indipendente.

Che cosa succederebbe se il Presidente della Repubblica Italiana fosse trattenuto in prigione a Parigi dalle Autorità francesi?
Come minimo, si aprirebbe un contenzioso internazionale.
Si potrà obiettare che l’Italia è uno Stato indipendente, mentre la Catalogna non lo è ancora, ma è proprio questa la ragione per cui Barcellona sta deliberatamente aggravando il proprio conflitto con Madrid, sapendo che le decisioni assunte dal Belgio hanno già modificato un rapporto di forze destinato comunque ad evolvere ulteriormente.

Nel frattempo, la Generalità continua ad esercitare le competenze legislative ed amministrative che comunque la Spagna le riconosce, affermando però che la dichiarazione di Indipendenza è tuttora pienamente vigente.

Può Madrid impedire questo esercizio della sovranità?
Naturalmente non può farlo, salvo negare la vigenza della propria stessa Costituzione e dello Statuto della Generalità.

Il braccio di ferro è destinato a continuare, e noi continueremo a commentarne i vari episodi dal punto di vista giuridico.
Resta fermo comunque che la Liguria – come ha affermato solennemente con voto unanime il Consiglio Comunale di Genova – sostiene il diritto dei fratelli catalani ad esercitare l’autodeterminazione.
 




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La Germania divisa tra etica e diritto

È giusto considerare Puigdemont alla stregua di un terrorista o di un ladro, perché di questo si tratta, consegnandolo nelle braccia di un sistema che potrebbe condannarlo a 30 anni di carcere?



CORRIERE DELLA SERA
26-03-2018
 
PAOLO VALENTINO
 
È una classica contraddizione weberiana, tra etica dei valori e etica della responsabilità, quella che si trova a fronteggiare la Germania, con l’arresto del leader catalano Puigdemont, in esecuzione di un mandato di cattura europeo emesso dalle autorità spagnole. La Repubblica federale, come tutti i Paesi della Ue, ha sottoscritto un meccanismo basato sulla reciproca fiducia, in grado di rendere più semplici le procedure di estradizione all’interno dello spazio comunitario. Come spiega oggi nell’intervista al Corriere il professor Martin Heger, il mandato di cattura europeo implica che ogni Paese si fidi dello Stato di diritto di un altro e viceversa. Per questo, quando viene emesso per una delle 32 categorie di reati gravi previste, comporta una procedura squisitamente giuridica, priva cioè di influenze politiche.

Responsabilità dei giudici dello Schleswig-Hollstein, il Land dove il leader secessionista è stato intercettato su segnalazione dei servizi spagnoli e fermato, è dunque di verificare che i reati contestati dai colleghi madrileni a Puigdemont siano compatibili con quelli previsti dal codice penale tedesco e se del caso concedere l’estradizione. È poco probabile però, secondo gli esperti, che questa venga decisa sulla base dell’accusa di ribellione, visto che il reato analogo in Germania, quello di «alto tradimento», è legato indissolubilmente alla violenza o all’incitazione alla violenza. Puigdemont non ha mai lanciato alcun appello alle armi, a meno di non considerare tale l’appello al voto. È invece più verosimile, ancorché ugualmente controverso, che l’accusa buona per estradarlo si riveli alla fine quella di appropriazione indebita di denaro pubblico, usato dall’ex presidente catalano per organizzare una consultazione considerata illegale e in violazione dell’ordine costituzionale spagnolo.
 
Fin qui l’etica della responsabilità, appunto, cui difficilmente la Germania potrà sottrarsi nel rispetto delle regole europee liberamente sottoscritte e della fiducia dovuta ai partner. «La Spagna è uno Stato di diritto», ha ribadito ieri il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert. I valori sono un’altra cosa, specialmente per un Paese ad altissima sensibilità democratica e garantista come in ragione della sua storia è la Repubblica Federale. Forse con una punta di esagerazione, la Sueddeutsche Zeitung ha toccato il nervo scoperto di questa vicenda, definendo Puigdemont il «primo prigioniero politico» della Germania.

Sarà possibile per il governo tedesco ignorare questa semplice verità e trincerarsi dietro la procedura tecnica? È giusto considerare Puigdemont alla stregua di un terrorista o di un ladro, perché di questo si tratta, consegnandolo nelle braccia di un sistema che potrebbe condannarlo a 30 anni di carcere? «Il mandato di cattura europeo non è uno strumento per regolare questioni di politica interna con l’aiuto di pubblici ministeri stranieri», commenta Wolfgang Janisch sul giornale bavarese. Né la fiducia reciproca su cui si fonda l’intero costrutto può essere cieca, ignorando il sospetto di persecuzione politica che accompagna l’azione delle autorità centrali spagnole contro i leader del movimento catalano. Perché se è vero che la secessione catalana non è legale, né costituzionale, è difficile per la Germania come per ogni altro Paese accettare che Madrid tenti di sconfiggere un movimento di massa democratico solo con la forza o il codice penale esteso all’intero territorio comunitario grazie al mandato di cattura europeo. Quanto sia sanabile la contraddizione weberiana tra responsabilità e principi è impossibile dire. Forse non lo è. E questo pone il nuovo governo tedesco in una posizione molto complicata, tanto più alla luce degli ottimi rapporti da sempre intercorsi tra Angela Merkel e Mariano Rajoy. Il caso è già politico. I Verdi suggeriscono che Berlino promuova un negoziato tra il governo di Madrid e i leader catalani, affidando la mediazione alla Commissione europea.

Una cosa certa. Nella sua improbabilità, Puigdemont ha internazionalizzato la vicenda catalana, confermando che nella Ue non esistono più crisi locali, che ogni battito d’ali provoca ripercussioni profonde e che farebbe bene l’Europa a prenderne atto.
 




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Non lasciate che il rancore si impossessi di voi

Ospito qui la lettera aperta che Marta Rovira, dirigente del partito indipendentista di sinistra catalano guidato da Junqueras, ha inviato prima di lasciare la Spagna. Continuano in questi giorni arresti di esponenti politici catalani accusati (semplifico) di tradimento verso il governo spagnolo, all’indomani del referendum di ottobre. L’ex presidente Carles Puigdemont è stato fermato in Germania. Il ‘delitto’ riguarda le opinioni politiche espresse e il fatto di aver consentito ai cittadini di esprimersi col voto. Alle successive elezioni di dicembre questi partiti, queste persone (quelle che non erano in prigione) sono state rielette dalla maggioranza dei catalani. Fin dal primo giorno, a ottobre, Marta Rovira e gli altri esponenti del governo catalano hanno chiesto che l’Europa intervenisse. Un’Europa sorda a chi viene arrestato per le sue opinioni, all’esito del voto popolare e democratico, si chiedono, che Europa è.

Invece Concita
Blog di Concita de Gregorio
 
27-03-2018
 
 
Grazie a Marta Rovira, segretaria generale di Esquerra Republicana
 
 



"Oggi prendo un cammino duro, un cammino che disgraziatamente tanti altri che ci precedono hanno dovuto prendere: il cammino dell’esilio. Non posso nascondere la profonda tristezza che sento nell’allontanarmi da tanta gente che amo. Allontanarmi da tante battaglie condivise, per tanti anni, con persone mosse da un unico obiettivo: cambiare la società dove vivono. Farla più giusta. Persone degne. Lasciare i paesaggi che mi circondano fin dall’infanzia, non poter passeggiare nella città dove vivo… Sono triste, ma molto più triste sarebbe stato vivere obbligata internamente al silenzio. Sentire la mia libertà di espressione censurata da tribunali che intimidiscono e che applicano sfacciatamente criteri politici".

"Ogni giorno, ogni ora sentivo la mia libertà limitata da minacce giudiziarie arbitrarie. Non mi sentivo libera. Non mi riconoscevo. In queste ultime settimane ho vissuto dentro una prigione interna. L’esilio sarà duro, ma è l’unica forma che ho di recuperare la mia voce politica. Di sollevarmi contro il governo del Partito Popolare, che perseguita chi vota e che castiga chi intende cambiare ciò che è prestabilito. Un governo disposto a rinunciare allo stato di diritto e alle libertà civili per i suoi obiettivi politici".

"Ho una figlia, Agnese. L’esilio mi permetterà di esserci di più come madre, e lo merita molto".

"Vi voglio dire un’ultima cosa: non lasciate che il rancore si impadronisca di voi. L’analisi di una realtà antidemocratica e profondamente ingiusta non deve cedere il passo al risentimento. Contro nessuno. Contro niente. Solo a partire dal rispetto e dall’amore verso tutti i cittadini e tutte le opinioni costruiremo cambiamenti radicali e profondi. Solo dal lavoro comune otterremo una Repubblica per tutti. Come dice Oriol Junqueras: ‘In questi giorni che verranno rimanete forti e uniti, trasformate l’indignazione in coraggio e perseveranza. La rabbia in amore. Pensate sempre agli altri, a  quello che dobbiamo ricostruire. Perseverate perché io persevererò’. Questo è quello che faremo, Oriol. Vi scrivo, ora sì,  con libertà e sincerità. Viva la libertà, la giustizia, l’uguaglianza e la fraternità. Viva una Repubblica Catalana per tutti".

 




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Catalogna, niente estradizione per Puigdemont: il giudice ritira il mandato di cattura internazionale

L'ex presidente avrà libertà di movimento in tutto il mondo, ma non potrà rientrare a Barcellona: in polemica con la magistratura tedesca, che aveva respinto l'accusa di ribellione, il Tribunale supremo spagnolo rinuncia a farsi consegnare il leader indipendentista per non doverlo giudicare solo per il reato di malversazione 


REPUBBLICA
19-07-2018
 
di ALESSANDRO OPPES
 
Estradizione? No, grazie. Pur di non dover sottostare al diktat della giustizia tedesca - che nei giorni scorsi aveva ritenuto legittima solo l’accusa di malversazione respingendo quella, ben più grave, di ribellione (reato punibile in Spagna con 30 anni di carcere) – il giudice del Tribunale Supremo di Madrid, Pablo Llarena, ha deciso di ritirare il mandato di cattura internazionale nei confronti dell’ex presidente catalano Carles Puigdemont e di altri cinque dirigenti separatisti riparati all’estero. Resta in vigore, invece, l’ordine di detenzione all’interno del territorio spagnolo.
 
Questo significa che Puigdemont, attualmente in libertà in Germania, avrà d’ora in poi completa libertà di movimento in tutto il mondo ma non potrà rientrare a Barcellona. E come lui gli ex assessori Toni Comín, Meritxell Serret, Lluis Puig e Clara Ponsatí e l’ex segretaria generale di Esquerra Republicana, Marta Rovira. Il giudice Llarena sceglie dunque l’unica soluzione che, al momento, gli consente di non dover rimettere in discussione tutto l’impianto accusatorio formulato in questi mesi (a partire dall’ottobre scorso, quando il Parlament de Catalunya approvò la dichiarazione d’indipendenza) contro tutto lo stato maggiore del movimento secessionista. Se Puigdemont fosse stato consegnato a Madrid dalle autorità tedesche, la magistratura spagnola avrebbe potuto prendere in considerazione solo l’ipotesi accusatoria riconosciuta come ammissibile dal tribunale dello Schleswig-Holstein, cioè quella di malversazione di fondi pubblici (l’eventualità che l’ex presidente abbia utilizzato denaro delle casse della Generalitat, l’amministrazione regionale, per organizzare il referendum secessionista dello scorso 1 ottobre, dichiarato illegale dal Tribunale costituzionale spagnolo). In questo caso, trattandosi di un reato minore, non solo sarebbe stato improponibile ipotizzare una carcerazione preventiva per Puigdemont.
 
 
Ma con ogni probabilità Llarena avrebbe dovuto rimettere in libertà anche tutti gli altri dirigenti indipendentisti che sono in cella (prima nella regione madrilena, ora trasferiti da poco in carceri catalane) arrestati tra l’ottobre e il gennaio scorsi. Dall’ex vice-presidente Oriol Junqueras ai due “Jordis” (gli ex presidenti dei movimenti della società civile catalana Anc e Omnium Cultural, Jordi Sànchez e Jordi Cuixart), agli ex responsabili degli Esteri e degli Interni del Govern, Raül Romeva e Joaquim Forn, oltre al candidato alla presidenza della regione Jordi Turull, arrestato 24 ore dopo aver perso il voto di investitura parlamentare.
 
Niente libertà, invece, per tutti loro: proprio oggi la procura ha respinto l’ipotesi di scarcerazione, mantenendo lo stesso criterio seguito ai tempi del governo conservatore di Mariano Rajoy, nonostante l’arrivo in queste settimane di una nuova procuratrice generale dello Stato, Maria José Segarra, nominata su proposta dell’esecutivo socialista di Pedro Sánchez.
 




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IL CASO PUIGDEMONT: LA "PROVA DEL FUOCO" DEL MANDATO D'ARRESTO EUROPEO

 
DIRITTO PENALE CONTEMPORANEO
 
4 luglio 2018 |
Luigi Foffani
 
 
 
Per leggere la decisione dell'OLG del 5 aprile 2018, clicca qui.
Per leggere la decisione definitiva dell'OLG del 12 luglio 2018, clicca qui.
 
1. La mattina del 25 marzo 2018 Carles Puigdemont, ex-Presidente della Generalitat de Catalunya, viene fermato alla guida di un automobile su un’autostrada dello Schleswig-Holstein, pochi chilometri dopo l’ingresso nel territorio della Repubblica Federale Tedesca. Puigdemont – che risiedeva a Bruxelles dal 28 ottobre 2017, per sfuggire al mandato di cattura del Tribunal Supremo spagnolo – si era recato in Danimarca per una conferenza e stava rientrando in Belgio attraverso la Germania. Contro di lui viene emessa una richiesta di mandato d’arresto europeo (MAE) per i delitti di “ribellione” (“rebelión”: art. 472 CP esp) e peculato (“malversación de caudales públicos”: art. 432 e 252 CP esp).

L’Oberlandsgericht dello Schsleswig-Holstein, con la decisione del 5 aprile 2018 respinge senza esitazione la richiesta di mandato d’arresto europeo per quanto riguarda il delitto di “rebelión”: tale delitto infatti non ricade in alcun modo nel “campo d’applicazione del mandato d’arresto europeo” descritto dall’art. 2 della Decisione quadro del 13 giugno 2002 “relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri” (2002/584/GAI) ed anche la richiesta di estradizione appare a prima vista inammissibile per la mancanza di una “beiderseitige Strafbarkeit” (“doppia incriminazione”).

Diversamente invece non sarebbe inammissibile – secondo l’OLG Schleswig-Holstein – la richiesta di mandato d’arresto europeo in relazione al secondo delitto (peculato, “malversación de caudales públicos”, “Veruntreuung öffentlicher Gelder”), che sarebbe riconducibile alla fattispecie di corruzione richiamata dalla Decisione quadro; ma la richiesta del Tribunal Supremo spagnolo – secondo l’OLG – “non contiene una sufficiente descrizione delle circostanze, sulla base delle quali il reato sarebbe stato commesso, con una necessaria concretizzazione del rimprovero penale, che renda possibile la sua riconducibilità al comportamento addebitato all’imputato. […] Non è chiaro peraltro se lo Stato sia stato realmente gravato di questi costi, nella misura in cui questi siano stati effettivamente pagati con fondi del bilancio regionale e se l’imputato abbia occasionato queste spese”.

La decisione dell’OLG Schleswig-Holstein risulta pienamente corretta e convincente, sulla base della disciplina europea e nazionale del mandato d’arresto europeo e dell’estradizione.
 
2. Quanto al primo e più importante punto (il supposto delitto di “rebelión”) è del tutto evidente l’inesistenza in concreto del requisito della “doppia incriminazione” (“beiderseitige Strafbarkeit”, “double criminality”), necessario per dar corso alla richiesta di estradizione ai sensi del § 3 comma 1 della legge sulla cooperazione giudiziaria internazionale in materia penale (Gesetz über die Internationale Rechtshilfe in Strafsachen, IRG).

Il comportamento tenuto da Puigdemont e dagli altri leader indipendentisti durante tutto il percorso politico-istituzionale che ha portato al referendum dell’1 ottobre 2017 e alla successiva dichiarazione unilaterale di indipendenza del 27 ottobre sarebbe infatti – sulla base di una ipotetica applicazione al caso in esame del diritto tedesco – penalmente irrilevante. Il delitto di “Hochverrat gegen den Bund” (“alto tradimento contro lo Stato federale”) – punito dal § 81 StGB con l’ergastolo o con una pena detentiva non inferiore a 10 anni – richiede infatti che si sia concretamente perseguita la separazione di una parte del territorio nazionale “con violenza o tramite minaccia di violenza” (“mit Gewalt oder durch Drohung mit Gewalt”). L’OLG Schleswig-Holstein richiama correttamente la giurisprudenza del Bundesgerichtshof tedesco, che richiede per l’applicazione in concreto di una così grave fattispecie incriminatrice – ed anche della molto più lieve ipotesi della “violenza contro un organo costituzionale” (“Nötigung eines Verfassungsorgans“: § 105 comma 1 StGB) – che la violenza impiegata o minacciata dai rivoltosi abbia concretamente annullato la libertà di decisione nel caso specifico dell’organo costituzionale destinatario della violenza. Un’ipotesi che – come correttamente rileva l’OLG Schleswig-Holstein – mai si è concretamente verificata durante il processo indipendentista dei mesi scorsi, né nei confronti del Parlamento catalano, né nei confronti delle Cortes spagnole.

Ma a ben vedere anche sulla base del diritto spagnolo – che l’OLG Schleswig-Holstein non prende in considerazione, in quanto una simile analisi non rientrava nelle sue competenze – l’imputazione formulata dal Tribunal Supremo spagnolo risulta del tutto inverosimile. Il delitto di “rebelión[1] (art. 472 e 473 CP) punisce infatti con una pena elevatissima (reclusione da 25 a 30 anni, poiché il Tribunal Supremo contesta a Puigdemont e agli altri imputati l’aggravante di aver “distratto i fondi pubblici dalla loro legittima destinazione”) “los que se alzaren violenta y públicamente para cualquiera de los fines siguientes” (“coloro che si sollevino violentemente e pubblicamente per qualsiasi delle seguenti finalità”), fra le quali finalità viene prevista espressamente “declarar la indepedencia de una parte del territorio nacional” (art. 472 n. 5° CP esp.).

L’unico elemento di questo gravissimo delitto che possa ragionevolmente ritenersi integrato dal processo indipendentista catalano è l’evento, ossia la dichiarazione unilaterale di indipendenza del 27 ottobre 2017, in esecuzione del risultato del referendum dell’1 ottobre (dichiarato preventivamente illegittimo dal Tribunal constitucional). È indiscutibile dunque l’esistenza della finalità tipica del delitto di “rebelión” a carico di Puigdemont e degli altri imputati, ma è altrettanto evidente l’assoluta inesistenza della condotta materiale tipica di tale grave delitto e soprattutto di un qualsivoglia nesso di causalità fra la condotta e l’evento che rappresentava l’obiettivo di tale illecita finalità.
L’art. 472 descrive la condotta tipica come il fatto di “alzarse violenta y públicamente” per conseguire una delle finalità penalmente rilevanti della “rebelión” (quale appunto la separazione della Catalunya dallo Stato spagnolo). In realtà chiunque sia stato in Catalunya nei mesi scorsi ha potuto rilevare il carattere assolutamente pacifico del processo indipendentista: l’unica violenza è stata quella delle ripetute cariche di polizia dell’1 ottobre per tentare di impedire l’esercizio del voto in quello che il Governo spagnolo ed il Tribunal constitucional avevano definito come un referendum illegale e incostituzionale.

Ma quand’anche si fossero verificate delle manifestazioni pubbliche di violenza nelle settimane e nei mesi antecedenti al referendum e alla successiva dichiarazione unilaterale di indipendenza, e quand’anche si potesse dimostrare la riconducibilità degli atti di violenza alle decisioni assunte dall’ex Presidente della Generalitat e dalla cupola dei partiti e movimenti indipendentisti – come tenta di dimostrare il provvedimento del Tribunal Supremo spagnolo – ciò che comunque sarebbe inesistente ed indimostrabile sarebbe il nesso di causalità fra gli atti di violenza (condotta tipica del delitto di “rebelión”) e l’evento rappresentato dalla dichiarazione unilaterale di indipendenza della Catalogna. Quest’ultima infatti è derivata da un voto espresso dalla maggioranza del Parlamento catalano il 27 ottobre 2017 in esecuzione del risultato del referendum dell’1 ottobre e la maggioranza in questione era esattamente quella corrispondente ai seggi conseguiti dai partiti indipendentisti alle ultime elezioni catalane. I partiti indipendentisti (Junts x sì e CUP) avevano espressamente dichiarato già in campagna elettorale l’intendimento di giungere a promuovere un referendum sull’indipendenza, nonostante la ferma e reiterata opposizione del Governo spagnolo e le prese di posizione in senso contrario del Tribunal constitucional. Il voto del Parlamento catalano del 27 ottobre 2017 è null’altro che la naturale e fedele conseguenza delle elezioni catalane del 27 settembre 2015, per nulla influenzato dalle ipotetiche manifestazioni di violenza che il Tribunal Supremo spagnolo imputa all’azione politica dell’allora Presidente della Generalitat e degli altri leader indipendentisti.

In conclusione, dunque, del delitto di “rebelión” previsto dal Codigo penal spagnolo può essere contestata a Puigdemont e agli altri imputati solo ed esclusivamente la finalità – dichiarata pubblicamente, perseguita con coerenza ed infine conseguita, sia pure in termini assolutamente effimeri e più simbolici che reali – di separare la Catalogna dallo Stato spagnolo. Troppo poco, evidentemente, per ritenere integrati gli elementi costitutivi di un gravissimo delitto che il legislatore spagnolo aveva pensato e descritto con riferimento a vicende di tutt’altra natura, come un tentativo di colpo di stato, un’insurrezione armata, un sollevamento di gruppi militari o paramilitari[2], ecc.

È vero che il delitto di “rebelión” è stato costruito dal legislatore spagnolo come una fattispecie a dolo specifico, che non richiede la realizzazione materiale della finalità secessionista; ma è altrettanto evidente che – se non si vuole cadere nella deriva di un “Gesinnungsstrafrecht” di matrice chiaramente autoritaria – la consumazione di un reato di tale gravità non può non presupporre una condotta violenta non solo soggettivamente indirizzata, ma anche oggettivamente idonea, a realizzare la predetta finalità secessionista.

Mutatis mutandis, sarebbe come se i consigli regionali di Lombardia e Veneto, anziché assumere alcuni mesi or solo la legittima iniziativa di un referendum popolare per promuovere una maggiore autonomia delle rispettive Regioni, avessero voluto organizzare un referendum per la secessione dallo Stato italiano: la reazione delle autorità governative statali sarebbe stata verosimilmente quella di promuovere un conflitto di attribuzioni fra i poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale; ma certo a nessun ufficio di procura sarebbe venuto in mente di promuovere un’azione penale per “attentato contro organi costituzionali o contro le assemblee regionali” ex art. 289 c.p. o addirittura un’“insurrezione armata contro i poteri dello Stato” ex art. 284 c.p. Ciò che è avvenuto in Spagna, viceversa, è stata una repentina criminalizzazione del conflitto politico-territoriale catalano attraverso un uso assai discutibile e spregiudicato dello strumento penale.

L’evidente forzatura interpretativa della ricostruzione operata dal Tribunal Supremo spagnolo è verosimilmente alla base di ciò che l’OLG dello Schleswig Holstein non scrive nella propria decisione, ma sembra implicitamente ritenere: il venir meno nella vicenda in esame del principio della fiducia reciproca fra gli ordinamenti che è alla base della Decisione quadro sul mandato d’arresto europeo e di tutto il sistema della cooperazione giudiziaria europea e la convinzione (anch’essa implicita) che in Spagna non vi sarebbero oggi le condizioni per un giusto processo (“fair trial”) nei confronti di Puigdemont per il delitto di “rebelión”. Una convinzione implicita che trova conferma nel fatto che da molti mesi numerosi esponenti del decaduto Governo catalano ed altri leader indipendentisti si trovino in custodia preventiva per la medesima contestazione del delitto di “rebelión”.
 
3. Quanto infine al secondo punto della decisione dell’Oberlandsgericht dello Schleswig Holstein, suscita perplessità l’affermazione – sostenuta nella richiesta di mandato d’arresto europeo avanzata dal Tribunal Supremo spagnolo e ripresa in termini adesivi dalla decisione dell’OLG – secondo la quale il delitto di peculato (“malversación de caudales públicos”, “Veruntreuung öffentlicher Gelder”), contestato dal Giudice istruttore del Tribunal Supremo a Puigdemont e ad altri esponenti del decaduto Governo catalano, sarebbe riconducibile alla fattispecie della corruzione presente nel catalogo dei reati presupposto del mandato d’arresto europeo.

Non vale infatti sostenere che la Convenzione ONU sulla corruzione del 2003 ed altre iniziative internazionali intendono la corruzione in senso ampio ed atecnico, come comprensiva anche di altre figure di reato del settore pubblico, come appunto la “malversación de caudales públicos”. Un conto infatti è una convenzione internazionale che – nel generico intento politico di contrastare fenomeni di corruzione intesa nel senso più ampio del termine (in senso sociologico più che giuridico-penale) – chieda ai legislatori nazionali di incriminare anche altre ipotesi di reato diverse dalla specifica fattispecie della corruzione; cosa completamente diversa invece è una Decisione quadro che – comportando l’adozione di misure restrittive della libertà personale nella forma del mandato d’arresto europeo – va interpretata in senso tecnico e restrittivo in ordine al “campo d’applicazione del mandato d’arresto europeo” di cui all’art. 2 della Decisione quadro.

In ogni caso gli strumenti della cooperazione giudiziaria internazionale avrebbero comunque potuto essere utilmente attivati in forma di richiesta di estradizione, poiché sussiste senz’altro, nell’ipotesi in esame, il requisito della doppia incriminazione: la “malversación de caudales públicos” di cui agli art. 432 e 252 CP esp. – sostanzialmente equivalente alla fattispecie di peculato ex art. 314 c.p. it. – trova infatti corrispondenza nella più generale fattispecie di “Untreue” o “infedeltà patrimoniale” (§ 266 StGB), suscettibile di trovare applicazione anche nel settore pubblico in presenza di condotte di “Veruntreuung öffentlicher Gelder” (“gestione infedele di fondi pubblici”).

La richiesta del Tribunal Supremo spagnolo non trova tuttavia accoglimento – come già segnalato all’inizio di questo commento – per la carente descrizione, da parte dell’autorità richiedente, delle circostanze di fatto sulla base delle quali si sosterrebbe la responsabilità dell’imputato da estradare[3]. Un ulteriore ed evidente sintomo di quella implicita carenza di fiducia – da parte dell’autorità giudiziaria a cui è rivolta la richiesta di estradizione – circa la fondatezza dell’impianto accusatorio costruito dal Giudice istruttore del Tribunal Supremo spagnolo contro i leader del processo indipendentista.
 
4. In conclusione: dopo questa decisione interlocutoria – alla quale ha fatto seguito una rinnovata richiesta delle autorità giudiziarie spagnole, che insistono con fermezza nella pretesa di sottoporre a processo l’ex Presidente della Generalitat Carles Puigdemont – siamo in attesa della decisione definitiva dell’OLG dello Schleswig Holstein. Qualunque sarà la decisione definitiva, essa segnerà comunque una pietra miliare – in un senso o nell’altro – nella storia del mandato d’arresto europeo e della cooperazione giudiziaria europea.
 
5. Nelle more della conclusione di questo breve commento è sopraggiunta finalmente la decisione definitiva dell’OLG Schleswig-Holstein del 12 luglio 2018, che sostanzialmente conferma la decisione precedente, negando l’estradizione per il delitto di “rebelión” ed ammettendola invece per la “malversación de caudales públicos”. Una settimana più tardi – il 19 luglio – il Giudice istruttore del Tribunal Supremo Pablo Llarena ha deciso, con suo autonomo provvedimento, di rifiutare l’estradizione “dimezzata” [4] e di ritirare tutte le richieste di estradizione e di ordine d’arresto europeo nel frattempo indirizzate in Belgio, Scozia e Svizzera contro altri politici indipendentisti di primo piano rifugiatisi all’estero per sfuggire all’arresto in Spagna.

Sembra dunque chiudersi definitivamente – con un passo indietro dell’autorità giudiziaria spagnola (a malincuore e non senza considerazioni polemiche nei confronti della pronuncia della magistratura tedesca) – la partita europea e internazionale per la soluzione penale della questione independentista catalana[5] e la palla ritorna nuovamente nel campo della politica: una politica che – con nuovi attori protagonisti (tanto a Barcellona – con la Presidenza della Generalitat di Quim Torra – quanto a Madrid, dopo la caduta a sorpresa del governo di Mariano Rajoy e l’arrivo alla Moncloa di Pedro Sanchez) – tenta di riprendere – con estrema prudenza da ambo le parti, ma con qualche nuova timida speranza – la difficile via del dialogo e della ricerca di una soluzione politica condivisa alla crisi costituzionale aperta dalla domanda di indipendenza di una parte (sia pur lievemente) maggioritaria della società civile e politica catalana.
 
_____________________________________ 
 
[1] Sul quale v. per tutti in dottrina il recentissimo contributo di M. Cugat Mauri, La violencia como elemento del delito de rebelión, in Liber Amicorum. Estudios Juridicos en Homenaje al Prof. Dr. Dr.h.c. Juan M. Terradillos Basoco, Valencia, Tirant Lo Blanch, 2018, p. 567-582.
[2] Esempio paradigmatico fu il tentativo di colpo di stato militare che ebbe luogo il 23 febbraio 1981, nel quale una parte dell’esercito spagnolo comandato dal tenente colonnello Tejero fece irruzione nel Parlamento durante il voto di fiducia al Primo Ministro Adolfo Suarez, prendendo in ostaggio parlamentari e governo, mentre altri gruppi militari invadevano alcune strade di Valencia con carrarmati e soldati ed intendevano inviare una divisione di carristi a Madrid per occupare la capitale.
[3] Di fronte per di più a dichiarazioni pubbliche della stessa autorità governativa spagnola (l’ex Ministro delle Finanze Montoro) che a suo tempo aveva riconosciuto che per la realizzazione del referendum indipendentista catalano non erano stati impiegati fondi ricavati dal bilancio pubblico. 
[4] Probabilmente si è tenuto in conto in questa decisione il rischio che per il solo delitto di “malversación de caudales públicos” difficilmente sarebbe stato sostenibile un lungo protrarsi della custodia cautelare in carcere di Puigdemont, e che una volta liberato questi avrebbe potuto esercitare senza limiti il proprio mandato di parlamentare catalano e finanche essere nuovamente eletto come Presidente della Generalitat.
[5] V. ad es.: Llarena da por perdida la batalla europea de la rebelión, in La Vanguardia, ed. online, 19 luglio 2018. 




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Symposium: Nature and Governance – Biodiversity Data, Science, and the Policy Interface

The EU BON project which is coordinated by the Museum für Naturkunde in Berlin/Germany has started on 1 December and will continue for 4.5 years. The EU BON Kickoff Meeting will be held in Berlin from 13 to 15 February 2013.

With respect to EU BON’s objectives the International Symposium "Nature and Governance – Biodiversity Data, Science, and the Policy Interface" will be held prior to the EU BON Kickoff Meeting from 11 to 12 February in Berlin with high-ranking speakers. You are most welcome to attend the Symposium.

The Museum für Naturkunde Berlin is pleased to host this international symposium and will bring together high-ranking speakers and guests from worldwide to talk and discuss about these

Major Topics:

  • What (data) policy needs
  • The future of biodiversity information: new ways for generating, managing, and integrating biodiversity data
  • How new approaches / models can link scales and disciplines
  • Broadening the base and opening up: new ways to engage the public and stakeholders in biodiversity monitoring and assessments
  • Résumé / conclusions

For more details, please have a look at the programme page.

The 1st day of the Symposium and the reception will be held "under the dinosaurs" in the central exhibition hall of the Museum für Naturkunde in Berlin.

The 2nd day will be held in the Seminaris Conference Center in the quiet south-west of Berlin. The closing of the Symposium will be celebrated as "Come together & Ice-Breaker for EU BON Kickoff Meeting" in the nearby beautiful Large Green House of the Botanic Garden Berlin.

If you want to take part, please register at the registration page.





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The Norwegian Biodiversity Information Centre joins EU BON

The news about the new partnership has been officially disseminated through the website of the Norwegian Biodiversity Centre. The news piece discusses the importance of EU BON  in the classification of biodiversity data and the experience and technology that the new partnership brings to it.
The article quotes the EU BON project as "the only EU project of its kind with a main purpose is to build an infrastructure that improves the exchange and dataflow throughout Europe." More can be found at: http://www.biodiversity.no/ArticleList.aspx?m=34&amid=11718
The news about the partnership has been also picked up by the English language Norwegian Source for science news ScienceNordic.
Earlier on the visibility and the popularity of the EU BON project have been also enhanced by a publication of the first newsletter by the Estonian science news website eBiodiversity, with credit given to the ambitious project aiming to build an European gateway for integrated biodiversity information.




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EU BON featured in the January newsletter of the The Global Biodiversity Information Facility (GBIF)

The news about the International Symposium "Nature and Governance – Biodiversity Data, Science, and the Policy Interface" and the official EU BON Kickoff Meeting has been reflected in the January newsletter of the The Global Biodiversity Information Facility (GBIF).

GBIF only features high end biodiversity news and major projects. EU BON project summary is placed in the collaborations section of the newsletter and the two events are included in the Upcoming Events, pointed out to the readers' attention.

To view the GBIF newsletter for January, please go to: http://www.gbif.org/communications/resources/newsletters/, or see the newsletter PDF attached below.





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Data paper describes Antarctic biodiversity data gathered by 90 expeditions since 1956

Huge data encompassed into a unique georeferenced macrobenthic assemblages database

A new peer-reviewed data paper offers a comprehensive, open-access collection of georeferenced biological information about the Antarctic macrobenthic communities. The term macrobenthic refers to the visible-for-the-eye organisms that live near or on the sea bottom such as echinoderms, sponges, ascidians, crustaceans. The paper will help in coordinating biodiversity research and conservation activities on species living near the ocean bottom of the Antarctic.
The data paper "Antarctic macrobenthic communities: A compilation of circumpolar information", published in the open access journal Nature Conservation, describes data from approximately 90 different expeditions in the region since 1956 that have now been made openly available under a CC-By license. The paper provides unique georeferenced biological basic information for the planning of future coordinated research activities, for example those under the umbrella of the biology program Antarctic Thresholds – Ecosystem Resilience and Adaptation (AnT-ERA) of the Scientific Committee on Antarctic Research (SCAR). The information collected could be also beneficial for current conservation priorities such as the planning of Marine Protected Areas (MPAs) by the Commission for the Conservation of Antarctic Marine Living Resources (CCAMLR).
The expeditions were organised by several famous explorers of the Antarctic. The area covered by the paper consists of almost the entire Southern Ocean, including sites covered by a single ice-shelf. The vast majority of information is from shelf areas around the continent at water depth shallower than 800m. The information from the different sources is then attributed to the classified macrobenthic assemblages. The results are made publicly available via the "Antarctic Biodiversity Facility" (data.biodiversity.aq).
A specific feature of this paper is that the manuscript was automatically generated from the Integrated Publishing Toolkit of the Antarctic Node of the Global Biodiversity Information Facility (AntaBIF IPT) and then submitted to the journal Nature Conservation through a novel workflow developed by GBIF and Pensoft Publishers. (see previous press release). Data are made freely available through the AntaBIF IPT, and sea-bed images of 214 localities through the data repository for geoscience and environmental data, PANGAEA- Data Publisher for Earth and Environmental Science (sample: http://doi.pangaea.de/10.1594/PANGAEA.198682).

Speaking from on board the research vessel 'Polarstern', the paper's lead author Prof. Julian Gutt of the Alfred Wegener Institute Helmholtz Centre for Polar and Marine Research, Germany commented:
"The most important achievement of this paper is that data collected over many years and by various institutions are now not only freely available for anyone to download and use, but also properly described to facilitate future work in re-using the data. The Data Paper concept is certainly a great approach that multiplies the effect of funds and efforts spent by generations of scientists."
The data will also be used for a comprehensive Biogeography Atlas of the Southern Ocean project to be released during the XI SCAR Biology Symposium in Barcelona July 2013.
SOURCE: EurekAlert!




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The Future of Botanical Monography: Report from an international workshop, 12–16 March 2012, Smolenice, Slovak Republic

Monographs are fundamental for progress in systematic  botany. They are the vehicles for circumscribing and naming taxa, determining distributions and ecology,  assessing  relationships for formal classification, and interpreting long-term  and short-term  dimensions of the evolutionary process. Despite their importance, fewer monographs are now being prepared by the newer generation  of systematic  botanists, who are understandably involved principally with DNA data and analysis, especially for answering  phylogenetic, biogeographic, and population  genetic questions.  As monographs provide  hypotheses regarding species  boundaries and plant relationships, new insights  in many plant groups  are urgently  needed.  Increasing  pressures  on biodiversity, especially in tropical and developing regions of the world, emphasize this point. The results from a workshop (with 21 participants) reaffirm  the central role that monographs play in systematic  botany. But, rather than advocating abbreviated models  for monographic products,  we recommend a full presentation of relevant  information. Electronic  publication offers numerous  means of illustration of taxa, habitats, characters, and statistical and phylogenetic analyses, which previously  would have been prohibitively costly. Open Access and semantically enhanced  linked electronic  publications provide instant access to content from anywhere  in the world, and at the same time link this content to all underlying data and digital resources  used in the work.  Resources  in support  of monography, especially  databases  and widely  and easily  accessible  digital  literature and specimens, are now more powerful  than ever before, but interfacing and interoperability of databases  are much needed. Priorities  for new resources  to be developed  include an index of type collections and an online global chromosome database. Funding  for sabbaticals for monographers to work uninterrupted on major projects  is strongly  encouraged. We recommend that doctoral  students  be assigned  smaller  genera,  or natural  portions  of larger  ones (subgenera, sections,  etc.), to gain the necessary expertise for producing a monograph, including training in a broad array of data collection (e.g., morphology, anatomy, palynology, cytogenetics, DNA techniques, ecology, biogeography), data analysis (e.g., statistics,  phylogenetics, models), and nomenclature. Training programs, supported by institutes, associations, and agencies, provide means for passing on procedures and perspectives of challenging botanical  monography to the next generation  of young systematists.

Source: Crespo, A., Crisci, J.V., Dorr, L.J., Ferencová, Z., Frodin, D., Geltman, D.V., Kilian, N., Linder, H.P., Lohmann, L.G., Oberprieler, C., Penev, L., Smith, G.F., Thomas, W., Tulig, M., Turland, N. & Zhang, X.-C. 2013. The Future of Botanical Monography: Report from an international workshop, 12–16 March 2012, Smolenice, Slovak Republic. Taxon 62: 4–20.




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Job alert: Two positions at Estación Biológica de Doñana (Spain)

Estación Biológica de Doñana seeks applicants for two positions with the following profiles.
 
1. Telecommunication Engineer or similar to work in the EU project Building the European Biodiversity Observation Network (EU BON)
The main tasks will be:
To validate the application of data architecture to data from testing sites, looking for accessibility to stakeholders.
To assist validate EUBON tools for the analysis and interpretation of data from the web server.
Candidate should catalyze the understanding between informatics and biologists, understanding data architecture, protocols for data warehouse and metadata registry and catalogue while keeping the ability of understanding requirements from both scientist and managers. Previous professional experience on biodiversity datasets, systematic protocols of data entrance (e.g. cybertracker software), data management (e.g. mysql), data mining and data patterns (e.g. Clementine software, neural networks) and web portals will be valued.
Period: Abril 2013- December 2016
Salary: 40000-45000 € per year before taxes
Candidates should send a curriculum vitae and contact details of two referencence persons to Carlos Rodríguez before March 15th.
 
2. Informatics engineer or similar to work in the EU project Building the European Biodiversity Observation Network (EU BON)
He/she will be the person in charge of data architecture that will guide the development, integration, and interoperability efforts within the project starting from the information architectures of relevant infrastructures such as GBIF; LTER, GOESS, GEOBON, LifeWatch, and INSPIRE. The architecture will highlight the relevant components of registry, portal, semantic mediation, workflows, and e-services. The task will address heterogeneity of projects and networks by ensuring that the developments of the project can be migrated to permanent infrastructures. He/she will be leading the creation of the European Biodiversity Data portal as the main GEOBON information hub. It is required to be fluent in English, being able of attend several international meetings and report the activity of the team.
Period: April 2013-February 2015
Salary: 40000-45000€ per year before taxes
Candidates should send a curriculum vitae and contact details of two reference persons to Carlos Rodríguez before March 15th.




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The European Biodiversity Observation Network

The European Biodiversity Observation Network (EU BON), a European project on biodiversity data, was launched in December 2012. The Belgian Biodiversity Platform attended the symposium connected to the EU BON kick-off meeting in Berlin, Germany, on 11-12th February 2013.
The symposium entitled ‘Nature and Governance: Biodiversity Data, Science, and the Policy Interface’ highlighted the importance of biodiversity data for policy-making and research.  The complexity of producing and collating data on an international scale involving different methods and disciplines was well illustrated. The importance of the accessibility of biodiversity data within an integrated system was well demonstrated - the sum of all contributions will in the end enable monitoring, forecasting and policy-making.
EU BON will create a substantial part of the Group on Earth’s Observation’s Biodiversity Observation Network (GEO BON) and will operate in support of biodiversity sciences and policy initiatives, such as the Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) and the Convention on Biological Diversity (CBD).
EU BON will build on existing components, such as the Global Biodiversity Information Facility (GBIF), LifeWatch infrastructures and national biodiversity data centers. As Belgian GBIF node, the Belgian Biodiversity Platform can provide an important support to the development of EU BON. The Belgian partners in the EU BON project are the Royal Museum for Central Africa (RMCA), the Royal Belgian Institute of Natural Sciences (RBINS), and the National Botanic Garden of Belgium (Botanic Garden).
We will follow with interest the development in the EU BON project and will continue publishing data through GBIF. If you would like to support this initiative by having your data published on GBIF, please contact André Heughebaert (GBIF node manager), Dimitri Brosens or Kristina Articus (Biodiversity Experts).





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New "LinkOut" tool by National Center for Biotechnology Information (NCBI) providing easy link to PubMed and GenBank data

A new "LinkOut" feature introduced by the National Center for Biotechnology Information (NCBI) NCBI’s allows the easy linking to content on PubMed and GenBank.  Dryad has already introduced the feature benefitting from easy and fast linking of associated content to the two resources.

PubMed and GenBank, from the National Center for Biotechnology Information (NCBI), are hugely popular resources for searching and retrieving article abstracts and nucleotide sequence data, respectively.  PubMed indexes the vast majority of the biomedical literature, and deposition of nucleotide sequences in GenBank or one of the other INSDC databases is a near universal requirement for publication in a scientific journal. LinkOut allows the data from an article to be distributed among repositories without compromising its discoverability.

Dryad, intends to expand on this feature in a couple of ways. First, it is planned to make Dryad content searchable via the PubMed and GenBank identifiers, which because of their wide use will provide a convenient gateway for other biomedical databases to link out to Dryad.  Second, open web standards will be used to expose relationships between content in Dryad and other repositories, not just NCBI.

Original source: Dryad news and views





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Research Data Alliance (RDA) is now launched

The Research Data Alliance (RDA) has been recently launched. Its First Plenary took place between 18-20 March, 2013 in Gothenburg, Sweden. The hot topic of the Plenary was the RDA vision towards open access data without barriers. The 3 days of meetings and working sessions brought the research data community together to contribute and set milestones for the future work of the RDA towards open access data-driven innovation. 

Over the last decade, significant investments have been made  all over the globe
for developing scientific  data infrastructures to support the work of research communities and improving shared access to data.  There is a  common understanding that solutions must be global and that the development of an integrated and interoperable data domain can only be achieved through increased global cooperation.

As "big data" emerges as an international priority, the Research Data Alliance (RDA) is a newly formed organization whose goal is to accelerate data-driven innovation world-wide through research data sharing and exchange.

At its first Plenary, the RDA was launched by sponsors from the European Commission, the U. S. Government and the Australian Government and leaders in the data community. The Plenary was used as a working meeting to accelerate discussion, Working and Interest Group interaction, and data community development.

ICSU-WDS Data Publication Charter: http://www.icsu-wds.org/working-groups/data-publication





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Make us visible! – take full advantage of the project’s social media

Join the online community of EU BON and create buzz around the project. Take full advantage of our social network channels to interact with stakeholders and contribute to the EU BON discussion. Get an easy access and the latest updates on news and events around the project. You are a click away from making a difference to the project’s visibility.

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First meeting of WP 5 EU BON testing and validation of concepts, tools, and services held

The first meeting of Work Package 5 (EU BON testing and validation of concepts, tools, and services) was held between 2nd and 4th April, 2013 in the Doñana Biological Station, in Spain. 23 people from 10 different institutions (7 of the EU BON consortium) worked towards building a draft on Principles and Guidelines for establishing and operating EU BON test sites.

During the meeting the members agreed on starting documenting each of the sites, using a common format to be decided in May on the Informatics Task Force meeting of WP2 (Data integration and interoperability) in Norway. A data inventory will also be built in each of the sites, adding monitoring protocols in stepwise fashion.

In addition the meeting served to get a better view of the variety of Ecosystems in Doñana as well as the monitoring protocols that are being conducted in this area. 





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Job alert: Quantitative Ecologist (Postdoc) (m/f) code digit 37/2013

The Helmholtz Centre for Environmental Research – UFZ is now offering a position for Quantitative Ecologist (Postdoc) in their Department of Conservation Biology. The position is open to both male and female applicants and it runs for 42 months, starting latest on 01.08.2013 in Leipzig, Germany. Salary will be according to the appropriate civil service level TVÖD, salary group 13.

The successful candidate will be focusing on optimizing monitoring designs at different scales under field constraints and assessinguncertainty in biodiversity trend analyses. He/She will have a PhD in an ecological discipline relevant for the research topic (e.g. population biology), excellent statistical and computing skills, a distinguished publication record, experience in international cooperation and strong interest both in theoretical and applied biodiversity conservation. Fluency in English in speech and writing is essential, some knowledge of German is of advantage.

The position will be part of the large-integrating EU-project EU BON "Building the European BiodiversityObservation Network". The overall goal of the project is to integrate and harmonize European data relevant for biodiversity monitoring and to develop prototypes for biodiversity monitoring for the global GEO BON initiative. 30 partner organisations form the EU BON consortium. Within this consortium the applicant will have the following responsibilities:
• on improving current approaches to monitoring species both from a theoretical and a practical perspective, with a focus on population processes
• link trend data to environmental drivers at different scales
• quantify uncertainty across all steps from data collection to interpretation of analysed data
• Contribute to the management of the workpackage "Link environment to biodiversity: Analyses of patterns, processes and trends"
• Contribute to the compilation of information on existing monitoring programs
• Feed results into a science-policy dialogue
• Disseminate results for scientists and applied users
 
Further Information:
Prof. Dr. Klaus Henle, Tel. ++49-(0)341-235 1270, e-mail: klaus.henle@ufz.de
 
Please send your application until 19.05.2013 under Code Digit 37/2013 to the Human Resource department of the Helmholtz Centre for Environmental Research, PO Box 500136, 04301 Leipzig, Germany, or by e-mail to application@ufz.de.
 
For further information please see the attached pdf file below.




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A new article provides a decadal view on the importance and future of biodiversity informatics

A new article "A decadal view of biodiversity informatics: challenges and priorities"  published by BMC Ecology focuses on the challenges and perspectives for biodiversity informatics after a decade of development. The authors Alex Hardisty and Dave Roberts alongside 77 contributions from the biodiversity informatics community share experience and set future directions of biodiversity informatics as a tool for addressing conservation and ecological issues.

Biodiversity informatics plays a central enabling role in the research community's efforts to address scientific conservation and sustainability issues. This community consultation paper positions the role of biodiversity informatics, for the next decade, presenting the actions needed to link the various biodiversity infrastructures invisibly and to facilitate understanding that can support both business and policy-makers. The community considers the goal in biodiversity informatics to be full integration of the biodiversity research community, including citizens’ science, through a commonly-shared, sustainable e-infrastructure across all sub-disciplines that reliably serves science and society alike.

The full text of the article can be accessed here.





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MTSR 2013 : VII Metadata and Semantics Research Conference

November 19-22, 2013 Alexander Technological Educational Institute of Thessaloniki, Greece

Continuing the successful mission of previous MTSR Conferences (MTSR'05, MTSR'07, MTSR'09, MTSR'10, MTSR'11 and MTSR’12), the seventh International Conference on Metadata and Semantics Research (MTSR'13) aims to bring together scholars and practitioners that share a common interest in the interdisciplinary field of metadata, linked data and ontologies. Participants will share novel knowledge and best practice in the implementation of these semantic technologies across diverse types of Information Environments and applications. These include Cultural Informatics; Open Access Repositories & Digital Libraries; E-learning applications; Search Engine Optimisation & Information Retrieval; Research Information Systems and Infrastructures; e-Science and e-Social Science applications; Agriculture, Food and Environment; Bio-Health & Medical Information Systems.





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DRYAD announces nonprofit sustainability plans

The data repository invites community input on the future of data archiving at upcoming membership meeting

Dryad, a repository for data underlying the international scientific and medical literature, works with a variety of journals, societies and publishers to archive research data at the time of publication.  The project began in 2009 and has published more than 3,000 data packages.  In 2012, Dryad incorporated as a nonprofit organization with the mission to make scientific and medical research data permanently available to all researchers and educators free-of-charge without barriers to reuse.
For the past four years, Dryad has worked with its stakeholders to develop a sustainability plan to realize this vision.  Central to the sustainability plan is a one-time submission fee that will offset the actual costs of preserving data indefinitely. A variety of pricing plans are available for journals and other organizations such societies, funders and libraries to purchase discounted submission fees on behalf of their researchers.  For data not covered by a pricing plan, the researcher will be asked to pay upon submission, with waivers provided to researchers from World Bank low and lower-middle income economies. Submission fees will apply to all new submissions starting September 2013.  Dryad will also be supported in part by its membership, by grants for research and innovation, and by donors. Membership in Dryad is open to any organization that supports research and education.  Dryad is pleased to include Pensoft Publishers among its Charter Members.
The Dryad Membership meeting, to be held in Oxford, UK on Friday, May 24 is open to members, prospective members, researchers and other interested parties.  Attendees will hear about recent and upcoming developments in the repository and the nonprofit organization. In addition, there will be an Emerging Issues Forum with presentations from the community about future directions for Dryad, its members, and partner journals, including models for the technical and peer review of data, ideas for promoting the adoption of data citations, measuring data reuse, funder perspectives on the use of research grants for data management costs and the relevance of larger data networks.  
Dryad’s Membership Meeting is part of a series of free public events in Oxford spotlighting trends in scholarly communication with an emphasis on research data, including a Symposium on the Now and Future of Data Publication on Wednesday, May 22nd and an ORCID Outreach Meeting with a special joint Dryad-ORCID Symposium on Research Attribution on Thursday, May 23rd. Registration for these events closes on May 13th. Remote attendance will be available for those unable to attend in person.

For more information about submitting data, becoming a member or the sustainability plan, please visit http://datadryad.org. The website also offers an Ideas Forum where people can make their voice heard by suggesting and voting for new features and offering comments.

CONTACT:
Laura Wendell, Executive Director
lwendell@datadrayd.org
+1-919-668-4005 or +1-919-423-3889





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San Francisco Declaration on Research Assessment (DORA) calls for reassessment of the importance of Impact Factor

The San Francisco Declaration on Research Assessment (DORA) was initiated by the American Society for Cell Biology (ASCB) together with a group of editors and publishers of scholarly journals after a meeting in  December 2012 during the ASCB Annual Meeting in San Francisco. The document recognizes the need to improve the ways in which the outputs of scientific research are evaluated.

DORA puts into question the use of Journal Impact Factor as a main tool for assessment, and proposes the consideration of various other factors towards more sophisticated and meaningful approaches. DORA is a worldwide initiative covering all scholarly disciplines.

To read the whole declaration, please follow the link: http://am.ascb.org/dora/

 





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Investing in green infrastructure will bring multiple returns to nature, society and people

The European Commission adopted a new strategy for encouraging the use of green infrastructure, and for ensuring that the enhancement of natural processes becomes a systematic part of spatial planning. Green Infrastructure is a tried and tested tool that uses nature to provide ecological, economic and social benefits. Instead of building flood protection infrastructure, for example, a green infrastructure solution would be to allow a natural wetland to absorb the excess water from heavy rain.

Green infrastructure is often cheaper and more durable than alternatives provided through conventional civil engineering. Biodiversity-rich parks, green spaces and fresh air corridors can for example mitigate the negative effects of summer heat waves. In addition to the health and environmental benefits, green infrastructure also brings multiple social benefits: it creates jobs and makes cities more appealing places to live and work. And it allows for wildlife to thrive, even in an urban context.

Environment Commissioner Janez Potočnik said: "Building green infrastructure is often a good investment for nature, for the economy and for jobs. We should provide society with solutions that work with nature instead of against it, where that makes economic and environmental sense."

More about the EC Green Infrastructure here: http://ec.europa.eu/environment/nature/ecosystems/index_en.htm

 





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Biodiversity databases: language and location help explain biases

Science for Environment Policy features a policy brief explaining the biases around biodiversity databases in their latest issue 331, from 6 June 2013. "Biodiversity databases: language and location help explain biases" features a new study arguing that low numbers of English speakers, large distances from the database host and low security acting as key barriers to data collection and among the main reasons for the underrepresentation of some countries in biodiversity databases.

Source: Amano T., Sutherland W.J. (2013) Four barriers to the global understanding of biodiversity conservation: wealth, language, geographical location and security. Proceedings of the Royal Society B. 280: 20122649. doi: 10.1098/rspb.2012.2649

 

 





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Initial Informatics Workshop: plans and actions for the future

The first Informatics Workshop of the EU-FP7 funded project EU BON was held on 29-31 May 2013 in Trondheim, Norway. The meeting was hosted by the EU BON partner Norwegian Biodiversity Information Centre (NBIC). The aims were to highlight the link to infrastructures and processes like GEOSS or DataONE and to discuss the data standards and informatics architecture that will be followed by the EU BON project.

During the three-days of the workshop, the participants of the meeting discussed the important aspects regarding the informatics architecture and decided on the next steps to develop a new open-access platform for sharing biodiversity data and tools in order to advance the European biodiversity knowledge.  On the first day, the aim was to highlight the link of EU BON with GEOSS, GEO BON and other processes like DataONE to find synergies and to build on work that was conducted in these processes. On the second day, detailed discussion on the specific tasks of the workgroup took place. The afternoon session was split into 3 different tracks where issues like architectural design, review and guidelines for using data standards, the design of monitoring sites and the gap analysis of existing biodiversity data were analyzed and discussed.

It was agreed that a new platform is needed which should be built on existing solutions. Thus, the platform will use the technical solutions of the DataONE network that will be adjusted to the specific needs of the EU BON project. EU BON Partners will implement DataONE Member Nodes to start the process and a DataOne coordinating node may be established towards 2015. Furthermore, it was also decided to join and support the GEO BON Working Group pilot project on automating the data flows for the Essential Biodiversity Variables.





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EUBrazilOpenBio announces 2 new training tools covering Ecological Niche Modeling and Cross-mapping

The EUBrazilOpenBio project  announces two new training tools as a part of its e-training Programme aiming at educating and enabling current and potential users of EUBrazilOpenBio to unlock new knowledge and shape effective policy on biodiversity challenges. The new tools cover the following use cases: Ecological Niche Modeling and Cross-mapping.

The EUBrazilOpenBio anytime, anywhere eTraining tools are designed for researchers in the spheres of Biodiversity, Life science, Climate Change, application Developers as well as regulatory authorities and policy decision-makers.

EUBrazilOpenBio is focused on tackling the complexity of biodiversity science such as the diversity of multidisciplinary datasets spanning from climatology to earth sciences by integrating advanced computing resources with data sources across Europe and Brazil.

For more informationand to try out the new tools click here.





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Improved flow of European biodiversity data

The Norwegian Biodiversity Information Centre (NBIC) was host to an international biodiversity informatics workshop May 29th-31st. The event was held as part of the EU-project European Biodiversity Observation Network (EU BON), where NBIC is a partner.

The theme for the ‘EU BON Initial Informatics Workshop’ was data architectures, standards and interoperability (improving flow of information between systems). The event gathered renowned international and national experts within data structures for biological data.

EU-project for better data flow
NBIC is the Norwegian partner in EU BON, an EU-project spanning 5 years where 30 institutions from 18 countries contribute. The objective is to build an infrastructure that improves the flow of biodiversity data in all of Europe. Furthermore, the project is a European affiliate to its global counterpart (GEO BON) and will contribute to the work of the newly established ‘Intergovernmental Platform on Biodiversity and Ecosystem Services’ (IPBES).

Good solutions showcased
Worldwide, a large number distinct standards and solutions for management of data on species and nature types exist, and one of EU BON’s objectives is to find solutions to get all of these systems to communicate with one another. Several attendees contributed with presentations highlighting diverse standards and solutions for interoperability. Additionally, four international players in the field of biodiversity informatics presented general international initiatives, projects and services relevant to EU BON.

What is biodiversity informatics?
Biodiversity informatics is the field of applying IT techniques to improve management and presentation of biodiversity information, making it easier to discover, use and analyze such data.





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"Biodiversity and Integrated Environmental Monitoring": A new book explores the challenges in front of biodiversity data management and implementation in the future

The Brazilian initiative PPBio (The Program for Research on Biodiversity) launches a new book based on over a decade of experience in implementing the biodiversity monitoring system RAPELD in the Brazilian Amazon. Richly illustrated and written in simple language, the book "Biodiversity and Integrated Environmental Monitoring" addresses the issues that led to the system development, covering topics such as the spatial organization and representation of biological diversity, environmental monitoring, and data management.

Monitoring of biodiversity is not merely an academic endeavor. Although scientific aspects such as representation of biodiversity and biodiversity data integration, management and preservation are of a great importance, it is also essential to think about the political context in which decisions will be made and how to incorporate political stakeholders and decision makers.

"As this important book makes clear questions about biodiversity are far from purely scientific. Biodiversity matters. Our needs to assess it embed in a complex of questions posed by managers, policy makers and those who live in or otherwise benefit from biodiversity.",  explains Dr Stuart L. Pimm in the preface of the book. "So how do we ensure that data collected now will be useful for purposes we cannot yet imagine at some unexpected time in the future? Or provide comparison to some other place that we might survey some day?"

Those and many more questions regarding biodiversity data management and policy involvement are discussed in the new book "Biodiversity and Integrated Environmental Monitoring".